E tu, che livello di autostima hai?

Prima di essere in grado di misurare il proprio livello di autostima bisogna capire il concetto stesso di autostima.

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Vediamo: che cos’è l’autostima?

L’autostima è il modo in cui una persona vede se stesso, l’immagine che una persona ha di se stesso. Come vede il proprio aspetto fisico, le proprie competenze ed i risultati personali e professionali, il proprio bagaglio relazionale ecc. Il segreto di una buona autostima non è eccellere in uno o più di questi ambiti, ma avere dei risultati equilibrati, soddisfacenti per ognuno di loro.

L’autostima nasce dal contatto con altre persone. In prima infanzia, dal contatto con i genitori che hanno un ruolo fondamentale nel aiutare il bambino a sviluppare un buon livello di autostima. Anche la famiglia, gli insegnanti, gli amici, i compagni di scuola hanno un infleunza importante sulla percezione che un individuo ha su se stesso.

In particolare ci sono alcuni elementi che interferiscono con lo sviluppo di una sana autostima in età infantile:

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  • eccessiva protezione da parte dei genitori
  • alcune parole che feriscono
  • il lasciare correre le continue critiche
  • lo sconforto e la rinuncia davanti alle dificoltà
  • le aspettative troppo elevate o troppo basse
  • l’incostanza della disciplina
  • l’abuso fisico
  • il fallimento scolastico

Éric Berne, ideatore dell’analisi transnazionale, ha descritto con Franklin Ernst 4 comportamenti che permettono di capire come ci poniamo di fronte agli altri e che rispecchiano dirttamente il nostro livello di autostima. Berne ha chiamato questi comportamenti “posizioni esistenziali”.

Esse dipendono dall’immagine che abbiamo di noi stessi, degli altri e del rapporto che abbiamo instaurato con loro. Vediamo più in dettaglio le 4 posizioni esistenziali:

  1. Io non accetto me stesso ma accetto gli altri: questo atteggiamento deriva generalmente dalle difficoltà incontrate durante l’infanzia, metodi educativi troppo permissivi ed eccessivamente protettivi oppure troppo rigidi ed esigenti. Una volta adulto, questo individuo non avrà fiducia nè in se stesso nè negli altri. Ammirerà gli altri e vorrà essere come loro ma si riterrà incapace. Spesso è ansioso e depresso.
  2. Io accetto me stesso e non accetto gli altri: è tipico di un bambino che non ha avuto la protezione ed il sostegno da parte dei genitori; non ha avuto una crescita armoniosa, ma ha dovuto “combattere per sopravivere“. Succede anche quando il bambino è cresciuto senza regole, pensando che tutto gli fosse dovuto e tutti fossero a sua disposizione. Da grande, sarà un adulto duro e sprezzante nei confronti degli altri. A prima vista può anche sembrare una persona molto sicura di sè, con un alto livello di autostima ma in realtà nasconde un profondo disordine dell’autostima.
  3. Io non accetto nè me stesso nè gli altri: il soggetto ha una forte rabbia nei confronti di se stesso, degli altri e del mondo in generale. Non riesce a trovare un senso per la propria vita. I suoi pensieri tipici sono “a che serve? tanto mi fregano lo stesso, sono tutti dei cretini”.
  4. Io accetto me stesso, riconosco il mio valore e accetto gli altri riconoscendo il loro valore: bambino che ha avuto uno stile genitoriale autoritario, regole ferme ma anche amore, protezione e affetto. L’adulto ha un dialogo interiore positivo, è pronto a far fronte a qualsiasi sfida con coraggio e fiducia nelle proprie competenze. Vive fino in fondo, accetta i propri difetti e le proprie qualità, è aperto ad imparare, si mette in discussione, ascolta, riflette, concretizza.

Tendenzialmente, l’autostima aumenta quando viviamo nel rispetto dei propri valori e diminuisce quando abbiamo un comportamento non coerente con il nostro sistema di valori.

Una persona che possiede un buon livello di autostima è in grado di accettare se stesso così com’è, gestire le proprie emozioni, trattare con gli altri, affrontare i conflitti, accettare la realtà, affermare se stesso di fronte agli altri, avere fiducia in se stesso.

L’autostima è direttamente influenzata dall’atteggiamento mentale. Chi è solito avere un attegiamento mentale negativo, avrà sicuramente una bassa autostima. Facciamo qualche esempio di schemi mentali delle persone con autostima bassa:

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  1. si fissano sempre sugli aspetti negativi delle situazioni, delle persone, delle cose ecc e sminuendo gli aspettti positivi
  2. fanno fatica ad essere fermi e hanno paura di assumersi la responsabilità. Ad es, invece di dire “io decido, io scelgo, io voglio “ecc diranno “ io vorrei, bisognerebbe” ecc.
  3. sono troppo duri con loro stessi e troppo autocritici. Invece di accettare che la natura umana contempla anche la possibilità di sbagliare, si rivolgono a loro stessi in maniera dispregiativa, con delle parole come “un fallito, incapace di nulla, orrendo stupido ecc.
  4. tendono a colpevolizzare sempre gli altri per i loro stati d’animo: “X mi ha fatto sentire una nullità, Y mi ha fatto venire voglia di dolci così ho mangiato troppo rovinando la mia dieta “ecc.
  5. Amano assumere il ruolo della vittima: “nessuno mi capisce, è facile per loro dare consigli senza trovarsi nella mia situazione” ecc.

Hai capito a che punto sei e cosa dovresti migliorare? Iniziamo con piccoli passi finchè avremmo un livello di autostima e fiducia in noi stessi tali da poter essere felici in ogni luogo, con ogni persona, in ogni situazione.

IO- ES- SUPER IO

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Sai quando vuoi mangiare un gelato ma poi senti una vocina che ti dice: ” no, dai non mangiarlo, hai appena iniziato la dieta, hai pagato il dietologo, la palestra, dai non mandare tutto in fumo”, e poi c’è un’altra vocina, quella pazza che ti dice” massi dai cosa vuoi che sia, è solo un gelato, dai si vive una volta sola, vivila sta vita”. Poi arriva la terza, quella più razionale e decisiva che ti dice” ok dai ora ti mangi il gelato, e poi vai a correre per un’oretta almeno”.

Ecco queste 3 vocine, in psicoanalisi sono le 3 istanze psichiche : IO, ES, SUPER IO.

IO= il compito dell’io è quello di presiedere il principio di realtà, la coscienza che viene influenzata dai fattori sociali e che fa da mediatore tra l’ES e il SUPER – IO. Consente all’individuo di svilupparsi e di adeguarsi al suo personale apparato psichico e ad adattarsi all’ambiente circostante, facendo quindi anche da mediatore tra il suo mondo interno e quello esterno. In caso di conflitto, IO ha un comportamento critico e stabilisce quali conseguenze devono essere prodotte oppure rimosse perché rischiose o dannose per il soggetto. L’IO è costituito dall’identità di genere, dalla volontà e dalla personalità.

ES= espressione psichica, il lato ignoto e misterioso della coscienza e della personalità, l’insieme degli aspetti inconsci, innati ed ereditari accanto ai pensieri, desideri e sentimenti rimossi perché intollerabili per la sua coscienza. Freud definisce l’ES come quella parte oscura, quell’area della mente umana dove vi sono tutte le energie e le pulsioni non organizzare e prive di qualsiasi consapevolezza, di valutazione del bene e del male o della moralità.

Super io= l’erede del complesso di Edipo, perché ne rappresenta la logica e consequenziale trasformazione dell’IO come il risultato dell’assimilazione delle norme morali e sociali.  È anche definito come la coscienza morale, colei che giudica tutti gli atti e tutti i desideri istintivi umani. Il super io si manifesta già nel bambino quando esso è ancora libero da qualsiasi principio morale, prima di venir condizionato dall’educazione e dalla morale dei genitori. Ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo futuro dell’autocontrollo del bambino.

Essere sani vuol dire non avere una malattia?

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La mia risposta è: assolutamente No!

È molto comune pensare alla salute come mancanza di malattie e soprattutto alla mancanza di malattie fisiche, del nostro corpo. Eppure quante persone sane fisicamente, sono infelici, non vivono in quello stato di benessere che un corpo sano dovrebbe comportare?

Lo stato di benessere, che equivale alla felicità, è il risultato dell’equilibrio di più elementi, non solo della salute del corpo.

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Ci sono, infatti, almeno 6 sfere della nostra vita che devono essere equilibrate per poter entrare in uno stato di benessere.

Le 6 sfere sono:

  1. Fisica- legata strettamente al corpo, ad avere un corpo sano, equilibrato, armonioso
  2. Mentale– legata allo stato di benessere emotivo e psicologico nel quale un individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive ed esercitare la propria funzione nella società, rispondere alle esigenze quotidiane ed adattarsi ai cambiamenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute mentale come: ” Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di affezioni o malattie”.
  3. Emotiva- legata alla corretta gestione delle emozioni sia positive che negative; riconoscere, accettare e gestire le proprie emozioni
  4. Sociale- legata alla capacità di relazionarsi con le altre persone, avere della relazioni sane di amicizia, conoscenza ecc.
  5. Finanziaria – legata alla disponibilità finanziaria, ovvero, avere abbastanza risorse economiche per potersi garantire un livello soddisfacente di vita. Il livello di soddisfazione qui è molto soggettivo, varia in base alle preferenze delle persone.
  6. Spirituale– legata a quella dimensione centrale di noi stessi, il nostro io più intimo, quello che ci fornisce un profondo senso di chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando, come potremmo raggiungere il nostro obiettivo. La spiritualità è un concetto molto soggettivo. Per alcuni, è intesa come religione tradizionale, mentre per altri può riferirsi all’universo, alla natura, ad un entità superiore. La spiritualità è sicuramente la sensazione che la vita abbia un significato e che ci si trovi al proprio posto all’interno della vita stessa. Essere sani spiritualmente comporta il godere di pace e armonia nella vita di tutti i giorni.
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La felicità, inoltre, è caratterizzata da 3 elementi:

  1. Soggettività: ciò che rende felice una persona può non renderne felice un’altra
  2. Temporaneità: ciò che ci rende felici in un certo periodo della nostra vita può non renderci più felici in altri
  3. Transitorietà: gli effetti della felicità non hanno la stessa intensità; non c’e costanza di intensità nel sentirsi felici

Dunque, dal mio punto di vista, i concetti di salute, benessere e felicità si equivalgono.

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Se è vero che la salute del nostro corpo è la più importante per la sopravvivenza fisica, è anche vero che una salute mentale ed emozionale mediocre può causare, o meglio causa, tante malattie del nostro corpo fisico (questo è un argomento molto molto vasto di cui parlerò in altri articoli).

Cos’è veramente l’empatia e perché è così importante possederla?

Non deridere, non compiangere e non disprezzare ma comprendere le azioni umane B. Spinoza

Sentiamo spesso parlare di empatia o di essere empatico ma tante volte noto un po’ di confusione al riguardo. Tante persone pensano che essere empatico voglia dire soffrire insieme all’altro oppure fare di tutto per far sì che l’altro venga fuori da uno stato di tristezza o rabbia. Nulla di più sbagliato.

L’ empatia è la capacità di capire un’altra persona, il suo punto di vista, di mettersi nei suoi panni, sentire le sue emozioni e condividerne il vissuto emotivo. È la capacità di vedere la situazione dal punto di vista dell’altro; è implicita la capacità di differenziare il se stesso dall’altro. L’ empatia è un elemento fondamentale dell’intelligenza emotiva e incide molto sullo sviluppo psicosociale. Se vuoi approfondire l’intelligenza emotiva ti invito a leggere qui: https://wordpress.com/read/feeds/105266023/posts/2807074184.

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Bisogna fare attenzione a non confondere il concetto di empatia con i concetti di simpatia e di personal distress.

L’ empatia, come già spiegato sopra, comporta il sentire i sentimenti dell’altro.

La simpatia, invece è una risposta emozionale che ha origine nell’apprensione e nella comprensione degli stati d’animo di un altro individuo; consiste nell’essere dispiaciuti per l’altro ed è vista come un’emozione morale orientata all’altro sulla base dell’altruismo.

Riassumendo, la simpatia significa provare sentimenti per l’altro mentre emptia vuol dire sentire i sentimenti dell’altro.

Diverso è invece il concetto di personal distress, che è una reazione di tipo avversivo orientata al sé che riguarda l’apprensione che suscita l’emozione di un altro. Comporta lo spostamento su di sé delle emozioni dell’altro. Quindi facciamo attenzione a non cadere nella trappola di addossarci la sofferenza dell’altro. Se stiamo male anche noi, non potremmo di certo essere d’aiuto.

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Essere empatici è molto importante e riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo delle competenze morali e sociali sin dalla prima infanzia e fino alla tarda adolescenza.

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In adolescenza, l’empatia aiuta a creare e mantenere rapporti di amicizia con i pari, a migliorare le relazioni intime ed i rapporti con i famigliari. Numerosi studi hanno dimostrato il ruolo fondamentale che riveste l’empatia nell’ambito delle condotte antisociali dell’adolescenza. La mancanza di empatia è spesso associata ad una predisposizione a provare pregiudizio e a commettere atti di bullismo. Se associata a intelligenza e status socioeconomico bassi, può aumentare la probabilità che un adolescente commetta atti criminali (Jolliffe e Farrington, 2004).

La difficoltà a provare empatia è anche una caratteristica comune a molte condizioni psichiatriche come la schizofrenia e la depressione. Gli adolescenti che non provano empatia mostrano alti livelli di alessitimia che costituiscono un fattore di rischio per l’assunzione di droghe e per la comparsa di disturbi dell’alimentazione. Bassi livelli di empatia si incontrano anche in adolescenti con disturbi di comportamento e diagnosticati come piromani.

Infine, vi invito a guardare questo divertentissimo video che, dal mio punto di vista, fa un meraviglioso riassunto di cosa vuol dire essere empatici.

Intelligenza emotiva

“Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perchè si lasciano modificare dalla persuasione” Arisotele

Quando penso all’intelligenza emotiva, il mio pensiero torna indietro nel tempo ad un mio caro compagno del liceo. Era un ragazzo davvero intelligente, il migliore della classe in matematica. Eppure, in vista di una festa di Natale, è stato sorteggiato per raccogliere dei soldi da tutta la classe e andare a comprare alcuni pasticcini. Mi ricordo che non riusciva a fare i conti, è andato in confusione, in agitazione e alla fine si è arrabbiato e abbiamo dovuto accompagnarlo.

Ci avete mai pensato come mai alcune persone molto intelligenti, con un quoziente intellettivo decisamente superiore alla media, non sanno “stare al mondo”? Non riescono ad utilizzare la loro intelligenza nel lavoro, né ad avere una vita sociale e tanto meno a frequentare persone del sesso opposto.

Oppure quante volte ci è capitato di vedere come una persona con un quoziente intellettivo nettamente inferiore ad un’altra riesce ad avere successo in tutto?

Purtroppo se ne parla davvero poco, ma nella nostra società si registra un tasso altissimo di analfabetismo emotivo. Non abbiamo ancora capito che l’intelligenza astratta, quella misurabile con i soliti test, non basta. Per avere successo bisogna saper governare le proprie emozioni.

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L’intelligenza emotiva ci è utile proprio a questo: a governare le emozioni e guidarle nelle direzioni più opportune. Le nostre emozioni non fanno altro che definire i limiti della nostra capacità di usare le abilità mentali innate e pertanto determinano il nostro successo nella vita. Nella misura in cui le nostre azioni sono motivate da sentimenti di entusiasmo e di piacere e anche da un grado ottimale di ansia sono proprio tali sentimenti a spingerci verso la realizzazione.

Ma che cosa è, quindi, l’intelligenza emotiva?

Non esiste una definizione univoca di intelligenza emotiva; essa può variare in base ai modelli teorici presi in considerazione. In questo caso ho preso in considerazione il modello di Daniel Goleman; lui la definisce come “la capacità di monitorare le proprie emozioni e quelle altrui al fine di raggiungere gli obiettivi desiderati. L’intelligenza emotiva include l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseverenza ma anche la capacità di automotivarsi“.

Goleman individua 5 componenti dell’intelligenza emotiva:

  • consapevolezza di sé- delle proprie emozioni, il saper collegare le emozioni alle azioni
  • padronanza di sé- controllare le proprie emozioni, saperle gestire e soprattutto saper indirizzare l’emozione all’azione
  • motivazione– saper definire quale sia il reale motivo per cui si agisce in un certo modo, saper orientare le emozioni al raggiungimento di un obiettivo
  • empatia– riconoscere l’emozione altrui senza farsi travolgere da essa
  • abilità sociale– la capacità di stare con gli atri riconoscendo le dinamiche sociali e gestendo i propri comportamenti di conseguenza

Infine, bisogna fare attenzione a non confondere il termine di intelligenza emotiva con le caratteristiche della personalità umana. L’intelligenza emotiva non è sinonimo di felicità, autocontrollo, ottimismo, calma ecc. L’intelligenza emotiva vuol dire saper riconoscere che ogni emozione, sia positiva che negativa, fa parte della vita e quindi bisogna saperla riconoscere, accettare e gestire. Tutto qui:)

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Il viaggio più folle della tua vita

Quello per innamorarti; innamorarti per sempre, innamorarti di te…

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Oggi ti propongo un viaggio: un viaggio che forse ti spaventerà, che ti sembrerà lungo, irraggiungibile. Oggi ti propongo di innamorarti di te stesso. Non importa da dove parti, non importa dove questo amore ti porterà, non importa quanto durerà. Ogni viaggio inizia da un piccolo passo. Fallo oggi! Innamorati follemente e vedrai che questo viaggio sarà meraviglioso.

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Esiste un solo modo per poter avere, un giorno, un passato bellissimo alle spalle: inizia oggi stesso a costruire dei ricordi splendidi qui e ora nel presente. Lascia il passato alle spalle, lascia andare le sofferenze, le insicurezze, prendi la decisione qui ed ora. Io l’ho fatto anni fa ed è stato illuminante. Ho iniziato a VIVERE da quel momento.

Da dove cominciare?

  • Inizia a prendere consapevolezza dei tuoi bisogni. Prendi un foglio di carta e dividilo a metà: pensa, nell’arco di una settimana, quante cose fai perché le vuoi fare veramente e quante perché ti senti in dovere di farle. Sii sincero con te stesso, è una lista tua nessuno ti giudicherà.
  • Non pensare che la felicità debba arrivare dagli altri. La tua felicità ed il tuo benessere sono la tua responsabilità. Non dare la colpa agli altri per il tuo malessere. Non sono né le situazioni, né i problemi e nemmeno le persone a farti star male; è la tua reazione ai problemi, alle situazioni e alle persone a farti star male o bene. La scelta è tua, inizia a prenderti la responsabilità.
  • Evita il confronto con gli altri. Non siamo tutti uguali e non puoi mai sapere come ci si sta nelle scarpe di colui la cui vita la vorresti avere. Invece di pensare a come sarebbe bello avere quello che hanno gli altri inizia a vedere le cose che hai tu, la persona meravigliosa e potente che sei e inizia a progettare il TUO magnifico futuro. Inizia da te!
  • Non cadere nella tentazione di assumere un atteggiamento da vittima per cercare il conforto negli altri. Ricorda sempre che se è vero che facendo la vittima ottieni l’attenzione di tutti, dall’altra parte rinunci prima al tuo potere e poi alla tua libertà.
  • Prenditi cura del tuo corpo. E la casa della tua anima. Inizia curando l’alimentazione. Curare l’alimentazione significa avere un’alimentazione bilanciata, non rinunciare a nulla, mangiare cibo sano che fa bene al tuo corpo. Non mangiare più di quello che serve al tuo corpo e non affamarti. Sii equilibrato. Mangia cose buone e non mangiare cose che altrimenti andrebbero nella pattumiera: ad esempio, hai voglia di mangiare un piatto specifico e decidi di cucinarlo non appena arrivi a casa. Aprendo il frigoriferò però, trovi gli avanzi della sera precedente e allora rinunci al tuo desiderio, a ciò che ti avrebbe accontentata per non buttare gli avanzi (con questo banalissimo esempio non voglio dire che bisogna buttare gli avanzi; semplicemente pesa bene il tutto prima di cucinare per evitare di avere spesso avanzi). Infine, ricorda di idratare il tuo corpo, curare la tua pelle e fare movimento.
  • Fai quello che ti piace; dedica tempo a te stesso, comprati un regalo. Ogni giorno prenditi un momento da dedicare esclusivamente a te, al tuo hobby, fai un bagno rilassante, prenditi cura della tua pelle, leggi un libro che ti piace, fai una passeggiata…insomma fai quello che hai voglia in quel momento senza stare troppo a pensare.
  • Desidera! L’Universo, Dio, l’entità suprema o come la vuoi chiamare, lavora per te. Se non hai dei desideri, non saprà cosa darti. Se vuoi avere più soldi pensa a come spenderesti quei soldi. Osa desiderare altrimenti come fa l’universo a darti quello che vuoi se non chiedi? Fai una lista delle cose che vuoi, anche le più pazze ma credici veramente senza avere paura!

So che in molti ci aspettiamo dei risultati immediati. Siamo impazienti, vogliamo vedere subito i cambiamenti. Ecco, non basta leggere un libro, un articolo, una sessione dallo psicologo per iniziare a vedere i cambiamenti; bisogna iniziare a mettere in pratica. Iniziate con piccoli passi. Se questo articolo vi ha dato qualche spunto iniziate a metterlo in pratica, con costanza e persistenza e vedrete che piano piano arriveranno anche i cambiamenti.

Ama te stesso ed osserva: oggi, domani e per sempre. Se vuoi donare il meglio alle persone che ami, ama te stesso e sarà il regalo migliore che tu possa fare.

Ne sei convinto?

“Ogni credenza è una realtà persa”

Cosa sono le convinzioni limitanti e come possiamo liberarcene?

Premetto che il tema delle convinzioni è molto vasto quindi cercherò di fare una sintesi senza annoiarvi a morte. Inoltre, è un tema che richiede un grande sforzo personale e una grande consapevolezza di se stessi.

Vediamo ora cosa sono le convinzioni; ebbene altro non sono che dei pensieri, delle generalizzazioni. Le convinzioni possono essere buone o cattive, ci possono aiutare oppure distruggere. Possono essere nostre, o ereditate da genitori, nonni, fratelli o sorelle ecc dal sistema parentale in generale. Oppure possono essere “prestate” dalla società in cui viviamo: dagli amici, dai colleghi, dai superiori ecc. Sono dei pensieri associati a delle emozioni estremamente forti. In un certo momento della vita ci è successa una cosa che ha avuto un forte impatto emozionale su di noi e il nostro subconscio l’ha registrata come “così succede di solito”. Ed è cosi che è nata una convinzione e se ci attacchiamo ad essa, la nostra vita sarà limitata sempre. L’ attaccamento in generale è molto pericoloso indipendentemente che sia a cose, persone, situazioni.

Come facciamo a capire se abbiamo tante convinzioni limitanti?

Beh, io solitamente applico alcune strategie:

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  1. mi faccio alcune domande: sono contenta di come sono diventata? sono in pace con me stessa? sono contenta dei miei successi? Quando mi rispondo a queste domande studio bene le mie emozioni. Se provo quello stato di pace, di felicità infantile allora non ho tante convinzioni limitanti se invece sento paura, rabbia, frustrazione, ansia allora è un chiaro segnale che ho tante convinzioni che limitano la mia vita ed il mio benessere.
  2. mi faccio la domanda: cosa penso io su un determinato argomento? Quando mi rispondo, oltre ad analizzare le sensazioni che mi suscitano, faccio un passo in più, cerco di immaginarmi anche la persona che pronuncia quella determinata frase oltre alle emozioni che mi suscita pronunciare quella determinata frase. Tante volte ci capiterà di vedere il volto di nostra mamma, o del papà o della maestra del asilo. In quel caso, non è la nostra realtà, ma una convinzione che ci limita.
  3. cerco di capire se almeno una persona in tutto l’universo ha fatto quello che io considero impossibile. Se almeno una persona ci è riuscita allora chiunque ci può riuscire, anche io.

E ora?

Mano a mano che le convinzioni limitanti escono allo scoperto, bisogna analizzarle, capire come e se ci hanno aiutati. Può anche essere che una convinzione che avevamo da bambini, ci abbia aiutati in un determinato momento, ci abbia protetti. Ma ora non siamo più bambini quindi quella convinzioni non è più valida, è diventata un freno, bisogna lasciarla andare.

Bisogna darci un taglio netto. Si tratta solo di una DECISIONE. Puoi decidere di continuare a credere di non valere nulla così trasformi questa convinzione nella tua assoluta realtà con tutte le conseguenze che sicuramente puoi immaginare oppure puoi decidere di credere di valere tutto e andare a conquistare il mondo. Sta a te!

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Un ultimo consiglio: non cercate di ottenere un cambiamento radicale subito. Iniziate ad analizzare, diventate consapevoli e iniziate a correggere i vostri pensieri, i vostri atteggiamenti piano piano. I cambiamenti arrivano ma ci vuole tempo.

Disturbi del sonno

Il sonno è necessario per il buon funzionamento dell’organismo dell’essere umano. Le sue funzioni principali sono: risparmio energetico e riposo. Nonostante ci siano grandi differenze interindividuali, generalmente, l’essere umano ha bisogno di circa 7-8 ore di sonno per potersi definire “ben riposato”. La quantità di ore di sonno necessarie variano anche nello stesso individuo nelle diverse fasi della vita: con il progredire dell’età, infatti, la quantità di ore di sonno necessarie diminuisce; basti pensare che un neonato dorme circa 16 ore al giorno mentre dopo i 50 anni sono sufficienti 6 ore di sonno.

Fasi del sonno

Il sonno è costituito da 4 fasi NON REM e una fase REM.

Fase 1: stato di veglia rilassata con gli occhi chiusi. Le onde cerebrali sono veloci con ampiezza ridotta.

Fase 2: sonno più profondo, onde cerebrali più lente e regolari con alcuni picchi di onde alte

Fase 3: il sonno diventa più profondo e l’attività cerebrale diventa più lenta

Fase 4: sonno molto profondo e insensibilità agli stimoli esterni

Nella prima fase della notte si verificano le fasi 3 e 4 mentre verso il mattino si verificano le prime due fasi e la fase REM e generalmente è il momento in cui si registrano i sogni.

In queste 4 fasi NON REM il sonno compie la sua funzione ristorativa riparando i danni prodotti dal lavoro del cervello durante il giorno; il metabolismo dell’ossigeno produce delle sostanze dannose per i neuroni del tronco cerebrale, dell’ippocampo e dell’ipotalamo (Siegel, 2005).

Fase REM

Il nome di questa fase, Rapid Eye Movements, deriva dal fatto che sono presenti dei movimenti avanti e indietro degli occhi. Si ha inoltre, un battito cardiaco accelerato, un incremento della pressione sanguigna ed il sonno è meno profondo, simile a quello delle prime due fasi. I sogni registrati in questa fase, si ricordano meglio rispetto a quelli registrati nelle 4 fasi NON REM.

Funzioni del sonno REM

Nei bambini, l’attività neuronale registrata nel sonno REM è indispensabile per un coretto sviluppo del sistema visivo, sensoriale e motorio mentre per gli adulti il sonno REM ha un ruolo centrale nell’apprendimento e nella memoria.

Disturbi del sonno

Purtroppo nonostante dormire sia una funzione fisiologica di ogni essere umano, non per tutti e non sempre è facile dormire.

Vi sono in effetti diversi disturbi del sonno:

  1. l’insonnia, il disturbo più diffuso, consiste nella difficoltà ad addormentarsi o nei risvegli ripetuti durante la notte. Questo disturbo colpisce circa il 30% della popolazione Europea.
  2. l’apnea del sonno, malattia che comporta la difficoltà di respirare durante la notte. Alcuni studi hanno dimostrato che l’apnea del sonno abbia un ruolo importante nella sindrome della morte infantile (SIDS) che causa il decesso nel sonno di bambini apparentemente sani (GAMI et al., 2005)
  3. i terrori notturni sono disturbo registrato solitamente nella fase 4 e che colpisce generalmente bambini tra 3 e 8 anni (non è escluso che possa colpire gli adulti). È caratterizzato da risvegli notturni improvvisi, panico e importante attivazione fisiologica.
  4. la narcolessia è un disturbo che provoca un sonno incontrollato e di breve durata che insorge nelle persone in stato di sveglia indipendentemente dalle attività svolte in quel momento.
  5. il sonnambulismo e sonniloquio si verificano nella fase 4 del sonno e sono caratterizzati da una vaga percezione del mondo intorno. I soggetti possono muoversi senza fatica anche in una stanza affollata.

Suggerimenti per dormire meglio

Sebbene è sempre meglio consultare il medico competente qualora si dovesse presentare uno o più dei disturbi sopra elencati, ecco sotto alcuni consigli generali per dormire meglio.

  1. Fai esercizio fisico almeno 6 ore prima di dormire
  2. Scegli e mantieni lo stesso orario per andare a letto; il mantenimento costante del ritmo sonno-veglia permette non solo ad avere una migliore qualità del sonno ma anche di regolarizzare le proprie funzioni corporee
  3. Usa il letto per dormire; se il letto viene associato solo al luogo in cui si dorme, diventerà un importante richiamo per il sonno. Occorre quindi evitare di dedicare il letto ad altre attività come mangiare, guardare la tv…
  4. Evita la caffeina dopo pranzo; le bevande che contengono caffeina protraggono infatti i loro effetti attivanti fino a 12 ore dopo la loro assunzione
  5. Bevi un bicchiere di latte caldo prima di dormire; il latte contiene una sostanza che stimola la produzione di serotonina che ha effetti rilassanti sull’organismo
  6. Non assumere sonniferi: è stato dimostrato che a lungo termine essi peggiorino la situazione in quanto deteriorano il ciclo naturale del sonno
  7. Prova a non dormire; se si soffre di insonnia, è inutile sforzarsi a dormire, è meglio andare a letto soltanto quando si ha sonno. Se non ci si addormenta, ci si può alzare e dedicare ad altre attività; il metodo può essere ripetuto anche più volte durante la stessa notte. L’importante è che l’orario del risveglio sia costante e che non si facciano sonnellini durante il giorno.

Buona notte:)

10 pratiche utili ai tempi del Coronavirus

In molti ci chiediamo come restare positivi in questo periodo talmente tanto stressante.

Ebbene, la risposta è semplice: Basta Volerlo! Siamo gli unici responsabili del nostro benessere. Siamo noi a scegliere di stare bene o stare male.

Sí, è un periodo brutto, bruttissimo, orrendo che ci mette a dura prova ma possiamo fare qualcosa per cambiare le cose?

A meno che tu non abbia dei super poteri che possano eliminare definitivamente il virus, riportare in vita le persone e far tornare tutto come prima…mi sa che proprio non la puoi cambiare tu la situazione.

Scusa, cosa dicevi? Hai una macchina del tempo che può riportare tutto nel lontano Dicembre 2019??

Ah ecco, avevo capito male.

Scherzi a parte ecco a voi alcuni consigli pratici e facili da seguire:

  1. Fai una lista delle cose che hai sempre voluto fare ma non hai mai avuto il tempo e FALLE! Ora di tempo ne hai abbastanza!
  2. Fai meditazione! Non è semplice all’inizio ma vedrai che i risultati arrivano!
  3. Fai esercizio fisico! Ti aiuterà ad eliminare la tensione in eccesso!
  4. Mangia bene! Ora non hai più scuse per mangiare quella roba confezionata che chiamano Cibo.
  5. Dedica tempo alle tue passioni e scoprine delle nuove!
  6. Leggi! Un bel libro è un anti stress per eccellenza!
  7. Parla! Parla con gli amici, con la famiglia! Scambia due parole con la tua vicina di casa, sì proprio quella! Ti inventavi sempre dei modi di evitarla perché parla troppo. Ora è sola, come te, ascoltala! Ovviamente rispettando la distanza:)Parla con te stesso: potresti rimanere sconvolto da quante cose coprirai, visto che ultimamente eri sempre troppo impegnato per pensare a TE stesso!
  8. Se riesci, fai una donazione! Ti sentirai veramente utile!
  9. Sii grato! invece di passare il tempo pensando alle cose che non hai o che non puoi fare, pensa alle cose che hai e che puoi fare! Prendi un foglio, dividilo in due in verticale. Da una parte scrivi le cose positive, dall’altra le negative. Per le cose positive sii grato, per le cose negative, pensa a come potresti farle diventare positive.
  10. Ultimo ma più importante! Non mettere piede fuori da quella casa!