
Il tema della genitorialità è un tema che mi fa riflettere non solo per via della mia specializzazione ma anche, e soprattutto per il mio attuale status di neomamma. Mi trovo spesso a riflettere sul ruolo dei genitori e su come tale ruolo sia mutato nel tempo.
Il significato del termine “genitorialità”, è, infatti, cambiato molto nel corso degli anni.
Ad oggi si ha sempre più la consapevolezza dell’importanza della sfera psicologica che, in questi ultimi anni, è continuamente in evoluzione. Sempre maggiore diventa la sua complessità e sempre più ramificato il suo intrecciarsi con altri aspetti della ricerca clinica e psicologica.
Si è passato da una visione psicopedagogica della genitorialità per arrivare alle ipotesi odierne che la considerano, in termini psicodinamici, una parte essenziale della personalità di ogni adulto.
Già da tempo la letteratura scientifica e la clinica hanno evidenziato come
l’esperienza intersoggettiva e interattiva primaria costituiscano la base
per la costruzione del mondo interno e delle competenze relazionali nel ciclo di
vita.

Gli studi hanno infatti dimostrato che, il bambino fin dalla vita intra uterina è predisposto alla relazione ed è inserito in un contesto interattivo-relazionale fondamentale per lo sviluppo della sua personalità.
Anche la considerazione verso i processi psicopatologici si è modficata negli ultimi anni. Infatti, ad oggi, tali processi sono intesi come espressione di un fallimento relazionale che impedisce la sintonizzazione e l’allineamento emotivo tra il bambino e il suo ambiente di sostegno.
La relazione genitori-figli e la funzione genitoriale sono diventati pertanto
oggetto di interesse sia rispetto ai processi evolutivi sia rispetto a quelli
psicopatologici. In questa ottica, i disturbi funzionali nello sviluppo sono letti come espressione sintomatica di modelli relazionali disturbati.
La funzione genitoriale, nella prospettiva dinamico evolutiva è una funzione complessa che implica la capacità di comprendere i bisogni dell’altro, di proteggerlo, di accudirlo riconoscendone la soggettività, mostrando competenze di cura a livello fisico e affettivo-relazionale, nonché l’attivazione del proprio mondo rappresentazionale.
E’ una funzione che si acquisisce molto gradualmente nel tempo e affonda le
sue radici nelle prime fasi di sviluppo, nel periodo in cui inizia l’acquisizione delle
competenze intersoggettive e della teoria della mente, che permette al piccolo una sempre maggiore comprensione dei bisogni dell’altro e tendenza a trovare soluzioni per soddisfarli.
Tali competenze si sviluppano grazie agli scambi con le figure di accudimento, i care-giver che permettono la creazione di schemi di interazione. Tali schemi costituiscono la struttura attraverso cui il bambino costruirà il proprio modello interattivo e relazionale dell’incontro con l’Altro. Tale modello sarà ripetuto che nelle relazioni fondamentali nel corso della vita.
Tali schemi sono costruiti sulla base di un modello bidirezionale. Sono in gioco non solo le caratteristiche specifiche del bambino (il livello di sviluppo, il temperamento, i tratti fisici e psicologici) ma anche il grado di partecipazione dell’adulto; le sue risposte interattive ed affettive.

Le sequenze ripetute di questi scambi interattivi e delle emozioni ad
esse connesse, innescano il processo dello sviluppo affettivo-emotivo-cognitivo di
una funzione che si riconoscerà in seguito anche nel gioco con gli oggetti e con i
pari, nell’adolescenza e nella genitorialità, nella capacità di provvedere all’altro, di
riconoscerne l’aspetto e il funzionamento corporeo e mentale.
Lo sviluppo della capacità genitoriale influisce sullo sviluppo della persona e
viceversa, la storia individuale modifica e determina le sue competenze
genitoriali.
Caratteristiche fondamentali della funzione genitoriale sono:
1) L’AUTONOMIA- La genitorialità è una funzione autonoma da altre funzioni individuali o affettivo relazionali della persona e può rimanere integra anche dinnanzi a difficoltà e disfunzioni in altri ambiti di adattamento.
Ad esempio, un genitore affetto da patologia individuale può mantenere un buon livello di cura e sensibilità verso il bambino, seppure difficilmente mostrerà tali competenze in modo stabile e continuativo; viceversa, un adulto ben integrato e adattato può in alcune fasi divita proprie e del figlio non avere le risorse necessarie per attivare adeguate competenze di cure.
2) LA PROCESSUALITÀ– La funzione genitoriale è una funzione processuale: la capacità di cura si attiva per la storia, la ricettività e la sensibilità di ognuno rispetto ad una particolare esperienza relazionale e non è data una volta per tutte e valida in ogni
condizione.
3) L’INTERSOGGETTIVITÀ– La funzione genitoriale si struttura in base ai sistemi intersoggettivi degli individui in interazione.
Le capacità di cura si co-costruiscono in un processo di continua interazione con
l’altro a cui l’adulto deve fornire cura, il bambino, e sono in interdipendenza con
le sue caratteristiche fisiche, temperamentali affettive, etc…in un processo di
continua azione e retroazione in cui il contributo di entrambi i partner
dell’interazione struttura il contesto che caratterizzerà la relazione tra i due