Disturbo d’ansia sociale

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Caratteristiche

Chiamato anche fobia sociale, è un disturbo d’ansia nel quale il soggetto affetto ha paura di essere osservato e/o giudicato negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività in pubblico.

Il disturbo è stato descritto per la prima volta da Marks and Gelder (1966) i quali introdussero il termine fobia sociale per indicare un sottotipo di fobia nella quale l’elemento caratteristico era rappresentato
dalla paura di sembrare ridicolo agli occhi degli altri.
Quello che più si teme è il giudizio negativo degli altri; tipicamente i timori principali riguardano, in situazioni sociali e comunque non familiari, il poter dire o fare cose imbarazzanti, l’essere giudicati ansiosi,
impacciati, stupidi, incompetenti, strani, goffi, deboli o “pazzi”.


L’esordio del disturbo d’ansia sociale è generalmente graduale e ad
esso fa seguito un decorso tipicamente cronico e progressivamente
invalidante, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione del
potenziale del soggetto nella sfera sociale, lavorativa e personale.

L’età media di insorgenza del disturbo è di 13 anni ed il 75% degli
individui ha un’età di insorgenza fra gli 8 ed i 15 anni ma può
comunque verificarsi anche nella prima infanzia.

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Secondo alcuni studi a volte il disturbo emerge a seguito di una fase infantile di inibizione o timidezza oppure in seguito ad un’esperienza stressante o umiliante, per esempio essere vittima di bullismo, vomitare durante un discorso in pubblico e così via. Il primo esordio in età adulta è invece relativamente raro e si verifica più probabilmente a seguito di un evento stressante, umiliante oppure in seguito a cambiamenti di vita.
Gli adolescenti mostrano uno stile comportamentale caratterizzato da
maggiori evitamenti e paure mentre gli adulti più anziani esperiscono
l’ansia sociale a livelli minori ma in una varietà più ampia di situazioni.
Nella popolazione generale circa il 30% dei soggetti con disturbo
d’ansia sociale sperimenta una remissione dei sintomi entro un anno e
circa il 50% nel giro di pochi anni.

Di solito le situazioni più comunemente temute sono parlare in
pubblico, andare ad una festa, scrivere o firmare davanti a qualcuno,
lavorare al computer mentre si è osservati, usare il telefono in pubblico
o usare mezzi di trasporto pubblici.

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Inoltre, alcuni soggetti temono di avere reazioni fisiologiche imbarazzanti,
come vomitare o perdere il controllo della vescica, altri, invece, mostrano maggior timore in situazioni in cui è richiesta una prestazione ed altri ancora in occasioni di interazione sociale, nelle quali temono spesso di non aver niente da dire, di poter dire o fare qualcosa di sbagliato, di risultare noiosi o, comunque, inadeguati.


I soggetti affetti da disturbo d’ansia sociale spesso cercano di evitare le situazioni sociali temute sperando di evitare così il pericolo.
Così facendo ottengono un’iniziale abbassamento dell’’intensità della sintomatologia connessa all’ansia e dal punto di vista vista neurobiologico, il cervello riceve un rinforzo positivo nel breve periodo che poi rinforzerà a sua volta i comportamenti di evitamento, innescando un circolo vizioso che, spesso, ha come conseguenza
l’isolamento sociale della persona.

Diagnosi


In base ad i criteri diagnostici del DSM V, per poter effettuare diagnosi
di Disturbo d’ansia sociale, o Fobia sociale, occorre:

• timore di manifestare i sintomi d’ansia che saranno valutati negativamente, cioè saranno fonte di umiliazione o imbarazzo, porteranno al rifiuto o risulteranno offensivi per gli altri;
• ansia e paura costante ad ogni esposizione alle situazioni sociali temute;
• evitare o sopportare con ansia insopportabile le situazioni temute;
• che tali paure o ansie siano sproporzionate rispetto alla reale
minaccia posta dalla situazione sociale ed al contesto socioculturale;
• che paura, ansia o evitamento causino disagio clinicamente
significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale,
lavorativo o in altre aree importanti;
• che i sintomi ansiosi non siano attribuibili agli effetti fisiologici di una
sostanza, come droghe o farmaci, o ad altra condizione medica;
• che non siano meglio spiegati dai sintomi di un altro disturbo
mentale come, ad esempio il disturbo di panico, il disturbo di
dismorfismo corporeo o il disturbo dello spettro dell’autismo;
• che se è presente un’altra condizione medica la sintomatologia sia chiaramente eccessiva o non correlata a questa.

Cura della fobia sociale

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La cura della fobia sociale può prevedere un trattamento farmacologico psicoterapico o una combinazione di questi. Ovviamente è un percorso che va individuato insieme al medico curante.

Una delle strategie terapeutiche, secondo l’approccio cognitivo-comportamentale, è l’esposizione graduale del paziente a contesti fobici temuti.

Il paziente, insieme al medico curante, costruisce un percorso di esposizione graduale ma prolungata alle situazioni sociali temute.

Per poter affrontare con successo tale esposizione, il paziente viene precedentemente preparato a gestire le proprie risposte emotive tramite tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione.

Inoltre, insieme allo psicoterapeuta curante, vengono analizzati e poi modificati i pensieri, le paure e le emozioni che scaturiscono in quei determinati contesti.

Ad. esempio i pensieri automatici come: “non riescirò mai ad integrarmi nel gruppo” vengono lavorati e sostitutiti con pensieri più realistici come “io faccio parte del gruppo e gli altri mi accettano per come sono“.

Per quanto riguarda l’utilizzo di psicofarmaci, alcuni studi hanno mostrato una buona efficacia. In genere i farmaci maggiormente utilizzati in questi casi sono i farmaci antidepressivi ((https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16282842/).

L’utilizzo dei psicofarmaci è comunque una decisione spettante al medico psichiatra curante.

@theappliedpsychology

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