Stress e sindrome dell’intestino irritabile

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Vi è mai capitato di avere dei dolori o dei fastidi intestinali in alcuni periodi particolarmente stressanti?

Se sì, e soprattutto se ripetutamente, potrebbe trattarsi della sindrome dell’intestino irritabile (IBS).

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una condizione molto diffusa ed interessa circa l’11.2 % della popolazione mondiale, soprattutto di sesso femminile. È caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’alterazione della funzione intestinale ed accompagnati da gonfiore o distensione. Le origini di questo disturbo sono ancora sconosciute ma più probabilmente tale disturbo è dovuto ad un’interazione tra il sistema nervoso, immunitario ed endocrino.

Diversi fattori, compresi lo stress psicologico, le intolleranze o allergie alimentari, le infezioni intestinali, le lesioni (ad esempio, chirurgia addominale o pelvica), i disturbi immunitari intestinali e/o infiammazioni così come le alterazioni del microbiota intestinale o la proliferazione batterica e la trasmissione genetica possono contribuire allo sviluppo della sindrome di intestino irritabile.

I numerosi studi clinici e sperimentali in materia hanno dimostrato che lo stress psicologico sia esso acuto o cronico, che si manifesta nella prima infanzia o nell’età adulta, ha un marcato impatto sulla sensibilità dell’intestino ed ha una stretta correlazione con l’attivazione immunitaria della mucosa, l’ alterazione del sistema nervoso centrale e periferico, sui neuroni e microbiota gastrointestinale.

Negli ultimi decenni l’attenzione è sempre più rivolta all’asse bidirezionale Cervello-Intestino. Poiché lo stress può provocare iperattività o ipoattività lungo l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e del sistema nervoso autonomo, metabolico ed immunitario, può alterare le interazioni cervello-intestino, che in ultima analisi interessano le diverse funzioni fisiologiche del tratto gastrointestinale.

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Lo stress come termine medico specifico è stato definito per la prima volta nel 1936 dall’endocrinologo Hans Selye. Secondo l’endocrinologo, lo stress è una risposta adattiva fisiologica a minacce (fattori di stress) percepite (psicologiche) o reali (fisiche).

Un fattore di stress acuto (improvviso o a breve termine) può provocare una risposta “combatti o fuggi” che prepara l’organismo a difendersi per garantirsi la sopravvivenza. Quando l’evento stressante passa, il feedback negativo viene attivato per terminare la risposta allo stress e riportare il corpo uno stato di omeostasi.

Tuttavia, se il fattore di stress diventa cronico e/o supera la capacità dell’organismo di mantenere la risposta allo stress, diventa nociva.

Per la maggior parte degli esseri umani nelle società moderne lo stress psicologico è più frequente dello stress fisico e può essere indotto da diversi fattori sociali ed emotivi quotidiani.
Il forte legame tra stress psicologico e intestino irritabile ha origine dall’asse cervello-intestino. In condizioni normali, il cervello (sistema nervoso centrale) comunica con l’intestino (sistema nervoso enterico). Il sistema nervoso enterico svolge un ruolo essenziale nella regolazione della fisiologia intestinale, inclusa la secrezione, la motilità e il rilascio di vari neuropeptidi e ormoni. Lo stress può indurre alternanze nello stress centrale e nei circuiti di eccitazione (sistema motorio emotivo), provocando un aumento del CRF (l’ormone di rilascio della corticotropina) e del rilascio noradrenergico e l’attivazione delle risposte comportamentali e autonome. Questi possono disturbare il sistema nervoso simpatico e parasimpatico, l’asse cervello-intestino ed i sistemi di modulazione del dolore endogeno e la via aminergica ascendente.

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Infatti, la comunicazione tra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso enterico può essere bidirezionale. Il cervello può influenzare la funzione del sistema nervoso enterico e lo stress può essere l’eziologia per lo sviluppo di IBS o l’aggravamento dei sintomi di IBS (modello top-down). Allo stesso modo, sintomi dell’IBS (ad es. dolore addominale cronico continuo o remittente o disagio associato a un cambiamento nella consistenza o nella frequenza delle feci) possono aggravare i disturbi psicologici (depressione e ansia) e ridurre la qualità della vita (modello bottom-up ).

Pertanto, il trattamento dell’IBS dovrebbe prestare molta attenzione alla gestione dello stress e delle risposte indotte dallo stress. A causa dell’incapacità dei farmaci tradizionali, ad esempio i lassativi, di dare un sollievo permanente, gli approcci non farmacologici stanno ora ricevendo sempre più attenzione. Essi includono la relazione medico-paziente e una particolare attenzione al effetto placebo, l’educazione del paziente, l’utilità dell’ipnoterapia, la terapia cognitivo comportamentale, le modifiche dietetiche inclusi i probiotici, l’esercizio fisico e il biofeedback.

Il mio consiglio personale, è come sempre, meglio prevenire che curare. Per questo motivo, adottare uno stile di vita sano ed equilibrato è di vitale importanza. Ecco sotto alcuni consigli pratici per iniziare ad adottare uno stile di vita che possa, almeno in parte, prevenire la comparsa della sindrome dell’intestino irritabile.

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Consigli pratici di prevenzione:

  • Prestare molta attenzione allo stress; praticare esercizi di respirazione, minfulness e/o yoga in via preventiva
  • Evitare uno stile di vita sedentario (almeno 30 minuti di attività fisica moderata al giorno)
  • Privilegiare cibi a elevato apporto di triptofano come le patate cotte in forno con la buccia, i prodotti a base di cereali integrali macinati, la polpa di zucca gialla, le rape, il cavolo, fiocchi d’avena, olio di lino e di noci di prima spremitura a freddo, pasta, kefir.
  • Masticare lentamente
  • Meglio evitare alcolici, carni conservate, prodotti dei fast-food,prodotti a base di burro, salumi, formaggi stagionati, uova, latticini non biologici.
  • Accertarsi di essere sempre adeguatamente idratati
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Ovviamente, in caso di sintomi pronunciati, consultare immediatamente il medico di fiducia.

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