
“Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perchè si lasciano modificare dalla persuasione” Arisotele
Quando penso all’intelligenza emotiva, il mio pensiero torna indietro nel tempo ad un mio caro compagno del liceo. Era un ragazzo davvero intelligente, il migliore della classe in matematica. Eppure, in vista di una festa di Natale, è stato sorteggiato per raccogliere dei soldi da tutta la classe e andare a comprare alcuni pasticcini. Mi ricordo che non riusciva a fare i conti, è andato in confusione, in agitazione e alla fine si è arrabbiato e abbiamo dovuto accompagnarlo.
Ci avete mai pensato come mai alcune persone molto intelligenti, con un quoziente intellettivo decisamente superiore alla media, non sanno “stare al mondo”? Non riescono ad utilizzare la loro intelligenza nel lavoro, né ad avere una vita sociale e tanto meno a frequentare persone del sesso opposto.
Oppure quante volte ci è capitato di vedere come una persona con un quoziente intellettivo nettamente inferiore ad un’altra riesce ad avere successo in tutto?
Purtroppo se ne parla davvero poco, ma nella nostra società si registra un tasso altissimo di analfabetismo emotivo. Non abbiamo ancora capito che l’intelligenza astratta, quella misurabile con i soliti test, non basta. Per avere successo bisogna saper governare le proprie emozioni.

L’intelligenza emotiva ci è utile proprio a questo: a governare le emozioni e guidarle nelle direzioni più opportune. Le nostre emozioni non fanno altro che definire i limiti della nostra capacità di usare le abilità mentali innate e pertanto determinano il nostro successo nella vita. Nella misura in cui le nostre azioni sono motivate da sentimenti di entusiasmo e di piacere e anche da un grado ottimale di ansia sono proprio tali sentimenti a spingerci verso la realizzazione.
Ma che cosa è, quindi, l’intelligenza emotiva?

Non esiste una definizione univoca di intelligenza emotiva; essa può variare in base ai modelli teorici presi in considerazione. In questo caso ho preso in considerazione il modello di Daniel Goleman; lui la definisce come “la capacità di monitorare le proprie emozioni e quelle altrui al fine di raggiungere gli obiettivi desiderati. L’intelligenza emotiva include l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseverenza ma anche la capacità di automotivarsi“.
Goleman individua 5 componenti dell’intelligenza emotiva:
- consapevolezza di sé- delle proprie emozioni, il saper collegare le emozioni alle azioni
- padronanza di sé- controllare le proprie emozioni, saperle gestire e soprattutto saper indirizzare l’emozione all’azione
- motivazione– saper definire quale sia il reale motivo per cui si agisce in un certo modo, saper orientare le emozioni al raggiungimento di un obiettivo
- empatia– riconoscere l’emozione altrui senza farsi travolgere da essa
- abilità sociale– la capacità di stare con gli atri riconoscendo le dinamiche sociali e gestendo i propri comportamenti di conseguenza
Infine, bisogna fare attenzione a non confondere il termine di intelligenza emotiva con le caratteristiche della personalità umana. L’intelligenza emotiva non è sinonimo di felicità, autocontrollo, ottimismo, calma ecc. L’intelligenza emotiva vuol dire saper riconoscere che ogni emozione, sia positiva che negativa, fa parte della vita e quindi bisogna saperla riconoscere, accettare e gestire. Tutto qui:)
